L’arte dei titoli di testa-coda

Abbiamo detto nello scorso post che la videoarte differisce dal film per la mancanza di una struttura narrativa, e che è un linguaggio video che opera su un livello differente, emozionale, irrazionale.

Ma a volte i grandi registi cinematografici sfruttano il linguaggio della videoarte nell’unica parte del film svincolata dallo scopo narrativo, vale a dire i titoli di testa e di coda, che spesso sono dei piccoli capolavori.

Ho scelto a questo proposito due esempi molto diversi tra loro..

Il primo, i titoli di testa di 007 Licenza di Uccidere (Dr No) del 1962.


Schermo nero, i “dots” pallini colorati si accendono come riflessi di una discoball, ricordando le fantasie degli abiti anni 60, e donne dalla splendida silouette danzano richiamando l’erotismo di Ursula Andress e delle altre donne che l’agente segreto incontrerà nelle sue missioni.. La musica insinuante incalza, i dots si aprono in apertura con l’arrivo di James bond, trasformandosi nell’obiettivo di una pistola da cui 007 spara verso il pubblico, e lo schermo si copre di sangue, preannunciando colpi di scena, poi la danza continua fino ad aprire la strada all’inizio del film lasciando la scena a tre figure di uomini anziani e ciechi, che camminano in fila battendo il bastone davanti a se, e che appariranno poi in carne ed ossa, per dare inizio al film.

Il secondo, i titoli di testa di “Toro Scatenato” (Raging Bull), del 1980.


Robert De Niro, nei panni di Jack LaMotta, fin dalle prime scene ci comunica la natura del suo personaggio grazie al linguaggio del corpo, una potenza comunicativa che gli ha fruttato l’Oscar proprio per questa interpretazione. Nel semplice susseguirsi degli esercizi sul ring, enfatizzati dal rallentamento della scena, trapela allo stesso tempo l’ambizione, la rassegnazione, la violenza e la sottomissione del pugile che intraprese volontariamente la strada  della gloria che scontò infine come una condanna. L’epilogo tragico della storia è preannunciato da questo incipit in cui i movimenti e la musica riescono a dirci moltissimo senza che venga raffigurata nessuna azione, intesa in senso temporale.

E’ stato detto lunedì scorso che la concezione del video come arte ha lo scopo di trasmettere sensazioni, di stupire, di commuovere.. Quale delle due clip secondo voi sfora maggiormente nel campo dell’ “irrazionale” e devia con più decisione dall’intento narrativo?

Anche questa è una domanda a trabocchetto..


PM
Redazione videoart

 

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L’arte dei titoli di testa-codaultima modifica: 2008-12-01T17:39:00+00:00da eguidevideoart
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3 pensieri su “L’arte dei titoli di testa-coda

  1. secondo me, dire che la video arte opera nel campo dell’irrazionale perché vuole emozionare ecc. e dire che questa è una differenza con il cinema è fuorviante.
    anche il cinema vuole emozionare e trasmetetre sensazioni, no? e a volte lo fa con linguaggi non prettamente narrativi. un esempio su tutti: il prologo di “persona” di bergman.
    è solo una questione di linguaggio… la video arte è un quadro in movimento, o un quadro con la quarta dimensione – il tempo – incorporata.
    greenaway dice che i suoi non sono film ma quadri, e in effetti molti suoi film sono poco “narrativi”: tutto dipende dal MODO con cui si vogliono trasmettere sensazioni o pensieri, non dal fatto che li si voglia esprimere o meno!
    non so se mi sono spiegato…

  2. NOn v’è dubbio, collima tutto… il mio appunto era solo per dire che non necessariamente dev’esserci una trama che porti in un’unica direzione, ma l’opera d’arte è tale quanto più sostiene molteplici interpretazioni. Ne cosegue che la video arte ha connaturato in sè il concetto dell’arte a prescindere dalla sua accidentale comunicazione emotiva…non so se mi sono spiegato…

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