Steina e Woody Vasulka, l’immagine come oggetto

“il nostro lavoro è un dialogo tra l’utensile e l’immagine”

 Woody Vasulka

 

Pionieri della video arte statunitense Steina e Woody Vasulka concentrano la loro ricerca sulla specificità del mezzo. Lei violinista islandese e lui film maker cecoslovacco, si trasferiscono a NY nel ’65, e nel ‘69 fondano il laboratorio The Kitchen per esplorare le possibilità del video tramite un’ininterrotta ricerca sui processi di elaborazione di immagini e suoni con media elettronici e informatici e apparecchi tecnici sofisticati. In controcorrente rispetto agli artisti dell’epoca non introducono elementi sociali nel nuovo medium.

Le loro opere, spesso realizzate in collaborazione, riflettono l’esigenza di un controllo del rapporto arte e tecnologia, e sono accompagnate dall’invenzione di nuovi dispositivi e strumenti per la messa in pratica della loro poetica (dal sistema MIDI alle machine vision alle tavole interattive). Essi studiano la luce elettronica e l’istante, il punto di vista delle macchine e l’importanza espressiva del feedback elettronico. Tra il 1972 e il 1976 inventano la tecnica del morphing. Ma la loro più affascinante intuizione è stata – intorno al 1970 – quella di rendere esteticamente produttivo il fatto che in elettronica una stessa frequenza elettromagnetica, se commutata in un modo origina un suono, in un altro origina un’immagine, e se adeguatamente distorta rende visibile la linea di confine che i nostri sensi percepiscono tra suono e immagine, costituendo insieme audio-visivi effettivamente unitari.

In Violin Power Steina fa interagire il proprio corpo direttamente con la macchina, “suonando il video con il violino”, condizionando con il suo movimento i segnali audio e video, sancendo un vero e proprio matrimonio tra corpo e macchina (vedi dal minuto 2:37).

 

All’interno di questa ricerca stilistica, in collaborazione con alcuni ingegneri informatici, i Vasulka realizzano nel 1972-73 il Digital Video Effecter e nel 1976, con Jeffrey Scheir, il Digital Image Articulator o Imager, uno strumento videodigitale di elaborazione delle immagini in tempo reale capace di un molteplicità di differenti processi, tra cui simultaneità, sequenza, passaggi e spostamenti, tramite la dissoluzione dell’immagine in pixel e la sua ricomposizione seguendo leggi matematiche. Un esempio delle funzioni di questo apparecchio è illustrato dal video Cantaloup.

La ricerca accurata sulle tecnologie e il lavoro a stretto contatto con le macchine anziché provocare una perdita di umanità nell’immagine ha causato viceversa un’umanizzazione degli strumenti tecnologici, coinvolti nel processo creativo a un livello tale che anche le loro mancanze e imperfezioni sono entrate a far parte dell’opera finale. L’estetica è condizionata dalla tecnica usata: il risultato estetico non è posto come presupposto ma l’utilizzo di specifiche tecnologie è fattore attivo nella sua generazione. Le performance anche inaspettate degli utensili elettronici generano un ampliamento delle possibilità della percezione umana. Lo strumento dà nuovi ritmi e spazi alla rappresentazione visiva.

L’elemento centrale della poetica dei Vasulka è la riduzione dell’immagine ad oggetto da manipolare, la concezione del frame come un’entità indefinita, passibile di infinite estensioni, lavorazioni e interpretazioni volte a dare non solo un significato scelto dall’autore (e in questo caso dall’autore e dalla macchina) ma anche una dimensione visiva, spaziale e temporale indipendente dalla fotografia originaria (es. Summer Sault)

La trasformazione dell’immagine in oggetto è evidente in Lilith, in cui il viso mobile della pittrice Doris Cross, parla e si muove su uno sfondo naturale. La sua voce è stata processata attraverso il Vocoder, in modo che le sue parole non siano più comprensibili. Inoltre, con una chiave cromatica fotosensibile, le parti più scure del suo viso vengono spostate, rovesciate e reinserite in un breve intervallo, in modo che le parti non coincidano precisamente. Quest’immagine ritardata è posta contro lo sfondo di un segmento di 30 secondi di alberi che vanno a fuoco e fuori fuoco ondeggiando nel vento. Steina, in Lilith, vuole mostrare il processo di trasfigurazione più che la trasfigurazione stessa. La pittrice è trasformata nell’oggetto di un dipinto: ritratto in un paesaggio naturale.

 

 

PM

Redazione videoart

Vai all’ INDICE

Steina e Woody Vasulka, l’immagine come oggettoultima modifica: 2008-12-18T14:51:00+00:00da eguidevideoart
Reposta per primo quest’articolo

3 pensieri su “Steina e Woody Vasulka, l’immagine come oggetto

Lascia un commento