GLOBAL GROOVE (1973), lo zapping globale

“Questo è un assaggio del panorama televisivo di domani, quando sarà possibile fare zapping tra tutte le stazioni della Terra e la guida ai programmi TV sarà spessa come l’elenco telefonico di Manhattan”

Nam June Paik

La considerazione introduttiva di Paik è il principio costitutivo su cui si fonda la composizione di Global Groove – lo zapping globale, un quadro visionario e premonitore dei successivi sviluppi del medium TV. (Ci fa sorridere l’idea di un enorme elenco settimanale dei programmi; naturalmente nel ‘73 era difficile immaginare l’avvento del web di massa).

Lo spirito dell’opera si rifà alla teoria di McLuhan del villaggio globale, su cui Paik sviluppa l’idea di redigere un palinsesto settimanale composto di musiche e danze di ogni paese, e distribuirlo gratuitamente attorno al mondo attraverso i normali canali commerciali televisivi, pensando che avrebbe avuto un effetto fenomenale sull’educazione e l’intrattenimento. Ecco come la Tv, secondo Paik, avrebbe potuto dare il suo contributo al progresso dell’umanità.

PART 1 – Allen Ginsberg (3.11),  TV Cello (5.52)

Immaginando un libero scambio di materiale audiovisivo, informazioni e innovazione culturale, il progetto lanciava una sfida alla Tv pubblica e quella commerciale – nelle quali da un lato vengono promosse diverse forme di nazionalismo e di pregiudizi sulle altre culture, e dall’altro trend di consumo standardizzati. Frammenti di performance di diverse discipline – popolari ed elitarie, tradizionali e contemporanee, orientali, occidentali (principalmente statunitensi) ed africane – coesistono in un flusso di segmenti, in un universo frenetico in cui lo spazio terrestre è ridotto alla dimensione di uno schermo televisivo e il tempo all’istante presente.

Le sequenze, slegate tra loro, si susseguono a ritmo di musica: danze orientali, Allen Ginsberg che canta e suona i cimbali, estratti di film di Robert Breer e Yud Yalkut, le performance video di Nam June Paik,  Merce Cunningham che danza tra sagome immaginarie, John Cage che racconta il suo celebre aneddoto sul silenzio, “Paradise Now” del Living Theatre, Devil With a Blue Dress On di Mitch Ryder e dei Detroit Wheels’ Devil montato con danze tradizionali coreane, un estratto di Kontakte di Stockhausen, l’immagine di Nixon deformata dal movimento di un magnete, la presentazione di Participation TV in cui Nam June Paik ordina agli spettatori di aprire e chiudere gli occhi e molte altre… Le immagini sono trattate come oggetti di plastica: l’effetto del sintetizzatore trasfigura i volti in un caleidoscopio di colori brillanti, creati dalla ripetizione multipla dei ballerini e dei cantanti, e da processi di saturazione del colore. Gli estratti video sono resi più complessi dall’inserimento e dalla sovrapposizione delle immagini, incollate su set immaginari e accompagnate da forme astratte. 

 

PART 2 – Tv Cello (6.14), spot Pepsi (7.57)

L’influenza di McLuhan si coglie anche nelle citazioni delle performance video di Paik “Tv Cello” e “Tv Bra”, di cui si ritrovano diversi pezzi, in cui si stigmatizza l’impatto della tv e dell’elettronica sulla società e sul pensiero. In questo patchwork musicale si introducono elementi di trasgressione delle concezioni musicali tradizionali, un’”anti-musica”. TV Cello (5.52 part 1, ) mostra Charlotte Moorman seduta davanti a un’installazione composta da tre monitor sovrapposti che rappresentano una parodia di violoncello (6.14 part 2), collegati a delle telecamere per mostrare la scena dal vivo. Charlotte Moorman gratta le corde tese sugli schermi e poi si spinge oltre distorcendo la musica di Allan Schulman. La Moorman ricompare in un pezzo della sua performance Tv Bra, dove porta una specie di reggiseno composto da due piccoli televisori e suona una persona (1.30 part 3), mentre i monitor del “Bra” trasmettono la live performance.

 

TV Cello (1.30), John Cage (2.14, 6.00), Participation tv (2.30), Richard Nixon (4.00), “Paradise Now” del Living Theatre (4.37)

Nam June Paik si rifà al detto di McLuhan “Il medium è il messaggio”: il vero contenuto della tv non è l’insieme delle sequenze e le loro relazioni, bensì l’influenza del medium sulla struttura mentale degli individui e sulla società stessa. Tutto passa attraverso il video, niente può essere visto semplicemente come oggetto in quanto tale: il medium è un sistema che è informazione di per sé.

Se desiderate vedere il video per intero e a migliore qualità cliccate qui, oppure potete vederlo qui diviso in minisequenze  consultando lo storyboard.

 

PM

Redazione videoart

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GLOBAL GROOVE (1973), lo zapping globaleultima modifica: 2008-12-23T16:57:00+00:00da eguidevideoart
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4 pensieri su “GLOBAL GROOVE (1973), lo zapping globale

  1. La Teoria di mcLuhan mi rimanda ad una scena cinematografica…la televisione che si impadronisce delle nostre menti, veicolandoci verso uno stato di catarsi totale, raggiunto il quale non saremo più in grado di essere padroni delle nostre azioni. Il tumore che cresce nel cervello di Max ne distrugge le cellule neurali, e lo schermo televisivo diventa un’estensione del corpo, fino a che non si sostituirà completamente alla realtà! chi ha capito di quale scena sto parlando? 🙂

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