Vito Acconci, il corpo soggetto – oggetto

Voglio definire il mio corpo nello spazio, trovare un terreno per me, un terreno alternativo alla pagina

 

Vito Acconci cominciò la sua carriera come poeta e alla fine degli anni 60 si dedicò alla videoarte cominciando a usare il suo corpo come soggetto per fotografie e video.

Così come ciò che più gli importava della poesia non era il significato delle parole, ma l’attività sulla pagina, l’ordine delle singole lettere e lo spazio da esse occupato, allo stesso modo assume un’importanza fondamentale il luogo in cui si svolge l’azione: Acconci usa quasi esclusivamente piccole stanze o celle, zone ridotte dove si possa rappresentare il proprio agire privato. Le manifestazioni del proprio corpo sono esagerate fino all’innaturalezza nel paradossale tentativo di portare il pubblico all’accettazione della fisicità in tutte le sue declinazioni.

 

Le prime performance di Acconci, fra cui Seed-bed, furono estremamente controverse, scavalcando i confini tra spazio pubblico e privato e tra il pubblico e l’attore. Posizionando il proprio corpo come soggetto e simultaneamente oggetto dell’opera, i suoi primi video sfruttarono il potenziale autoriflessivo del medium per assorbire la propria attenzione e quella dello spettatore, creando un circuito performer (lui stesso) – telecamera – monitor –pubblico, in cui la performance veniva ripresa e poi riproposta: il suo allontanamento momentaneo dallo spazio della performance evidenziava il passaggio di dimensione e di percezione dall’azione reale alla stessa azione vista su un monitor, a intervallo ravvicinato.

Lo spettatore è coinvolto in uno spazio che è come lo spazio comunicativo virtuale della televisione: “Il monitor è un punto nello spazio che include lo spettatore, un circolo che da lui è completato”.

Nella performance Seed-bed, che si svolge nel 1972 alla galleria Sonnanbed di New York, Vito Acconci, sdraiato sotto una piattaforma sopraelevata, si masturba per tutta la durata della rappresentazione. Gli spettatori sono costretti al ruolo di spie che guardano un’attività privata. Chi osserva la performance assume un ruolo attivo, avendo la possibilità di scegliere se entrare nell’azione o se andarsene. In Conversion invece sperimenta sul suo stesso corpo la possibilità di apparire come il suo opposto: si brucia i peli sul petto e nasconde il pene tra le gambe, cercando di simulare in modo naturale gli atteggiamenti tipici del sesso femminile. L’azione termina con l’artista che fa sparire il suo pene nella bocca della sua assistente.

Acconci in altre performance porta il situazionismo alle estreme conseguenze tramite la creazione di situazioni e momenti della vita, concretamente e deliberatamente costruiti mediante l’organizzazione di un gioco d’avvenimenti. Nella performance Following Piece ad esempio sceglieva ogni giorno una persona a caso per strada, seguendola il più a lungo possibile, fino a quando questa entrava in un luogo a lui impenetrabile. Questi inseguimenti potevano avere una durata variabile: 2-3 minuti, nel caso che la persona salisse su una macchina, ma anche ore, quando ad esempio qualcuno entrava in un cinema o in un ristorante. Oppure in Pier Piece, performance basata sulla casualità dell’incontro, che durò un mese e si svolse su una banchina abbandonata del molo 17 tra West Street e Park Place, ogni notte dall’una alle due Acconci aspettava che qualcuno, reclutato tramite inserzioni sul giornale, andasse ad incontrarlo. In quel caso gli avrebbe rivelato qualcosa di assolutamente segreto su di sé, qualcosa che chiunque avrebbe potuto usare come ricatto nei suoi confronti.

La ricerca artistica di Acconci, riducendo il corpo a oggetto, getta le basi della body art attraverso la sperimentazione fisica dello stress/ dolore: Quando ci si trova in una situazione stressante si ha immediatamente una reazione d’allarme, quindi si passa ad una fase d’adattamento e si comincia a resistere e a sopportare le sollecitazioni. Nella teoria di Acconci sullo stress, dopo la fase dell’adattamento, segue l’esaurimento, la cui fase estrema è rappresentata dalla morte (“Non m’interessa raggiungere la morte ma solo avvicinarmi a lei in quel modo”).

In Slapping Tape Acconci prende a schiaffi un microfono finché le sue mani cominciano a sanguinare. In Rubbing Piece si sfrega un braccio con la mano mentre è in un ristorante fino a quando si forma una piaga. Nella performance Three Adaptation Studies (1970), divisa in tre atti, nella prima fase spinge la sua mano in bocca il più possibile fino a quando non si sente soffocare, nella seconda fase rimane in piedi, bendato, così che non sia possibile raccogliere una palla di gomma che gli viene ripetutamente lanciata e da cui si lascia colpire, e nella terza fase si getta negli occhi acqua e sapone, cercando di ripulirsi senza usare le mani, solo sbattendo le palpebre.

 

 

PM

Redazione videoart

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Vito Acconci, il corpo soggetto – oggettoultima modifica: 2009-01-08T14:39:00+00:00da eguidevideoart
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8 pensieri su “Vito Acconci, il corpo soggetto – oggetto

  1. Parlando di Body art vorrei ricordare la storica performer Gina Pane e quando nel 1973 diede luogo alla sua performance “Azione sentimentale” alla Galleria Diaframma di Milano, durante la quale si tagliuzzo l’avambraccio con una lametta e con spine di rose… vestita di bianco, che nel corso dell’azione si macchiava di sangue.

  2. Secondo me la bodyart ha un confine molto labile col voyeurismo, personalmente non l’apprezzo. Nel caso di Acconci ad esempio lo scopo era questo: far diventare lo spettatore un voyeur oppure lasciargli la scelta di andarsene: in entrambi i casi egli assumeva un ruolo attivo. Un discorso che magari aveva senso negli anni 70, ma oggi molto meno

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