Bruce Conner, la regia è il montaggio

Conner fin dall’inizio della sua carriera di artista si è affermato negli ambiti più svariati, dalla pittura alla scultura, dal disegno alla stampa, dal collage alla fotografia. La tecnica dell’assemblaggio fu prediletta da Conner sia per la scultura, tramite l’uso dei materiali più disparati (nylon, collant, ruote di biciclette, bambole, pellicce, bigiotteria, cera..) sia per la rappresentazione su tela, con la creazione di collage, sia per il cinema, montando footage e immagini di repertorio.

2675961727_3118bb0f3d.jpg

 

I suoi filmati dalla struttura non narrativa sono concepiti come opere d’arte in cui la comunicazione non è lineare né unidirezionale, ma crea significati nuovi che nulla hanno a che fare con il materiale originario. 

Conner realizza i suoi corti d’avanguardia esclusivamente tramite il montaggio di materiali d’archivio, affiancando i film di Hollywood alle corse di motociclette, gli incidenti navali alla vita casalinga, le esplosioni della bomba atomica agli spogliarelli delle pin-up. Il risultato è un album delle icone del cinema e degli eventi di attualità, miscelati tra loro in maniera stridente e provocatoria, giocando con un sistema a livelli multipli per pervenire in un tempo ristrettissimo a una vasta gamma di percezioni e significati. I passaggi fra le scene sono talmente veloci che lo spettatore si trova ancora immerso nella sensazione provocata dall’immagine precedente: la sequenza veloce ed elementare di immagini spesso troncate e inconcluse porta alla perdita del loro significato originario per ottenere una sensazione complessiva data dal montaggio. Il ritmo è la componente fondamentale che dà armonia a un insieme delirante in cui il documentario si mischia allo show, la violenza alla vita quotidiana, la frivolezza al dramma. In molte delle sue opere, giocando con simboli freudiani, accosta il sesso alla guerra, perseguendo l’obiettivo principale di deplorare la violenza.

Nei suoi film i cartelli cinematografici (ad esempio “THE END” o il countdown) sono posizionati in modo anomalo rispetto a quello convenzionale, utilizzati alla stregua delle altre sequenze. In particolare il cartello “A film by Bruce Conner” posto ripetutamente nel mezzo del film ne sottolinea ironicamente la paternità, nonostante nessuna delle immagini sia da lui girata, per evidenziare l’importanza artistica del montaggio.

amovie1.jpg

 

Il primo film A MOVIE (1958) riesce a veicolare diversi significati potenziali e suggestioni creando un climax con il susseguirsi delle immagini, per deludere nel finale le aspettative del pubblico, opponendosi alla tradizionale logica cinematografica. Gli artifici del cinema sono portati allo scoperto, costringendo lo spettatore a interrogarsi sul ruolo della musica e del montaggio, sulla tecnica con cui è stato realizzato il film, tramite l’uso di sequenze interstiziali di nero volutamente lunghe, che assumono anche la funzione semantica di lasciare spazio ai pensieri dello spettatore.

REPORT ( 1967 – non esiste su web) indaga non tanto sull’assassinio di Kennedy ma sul modo in cui esso è stato documentato e comunicato dai media, analizzando l’impatto emotivo e il messaggio politico veicolato dai servizi giornalistici, ristabilendo l’ordine degli eventi in modo non cronologico, per far emergere l’alterazione dell’ordine politico generata dall’assassinio. In tutto il film non viene mai mostrata l’immagine dell’attentato: esso viene ricostruito solo con il commento radiofonico in diretta, spezzato, ricostruito, amplificato e smorzato. Le sequenze nere in questo caso si allungano con l’avanzare del film per lasciare sempre maggiore spazio alle sensazioni e alle riflessioni del pubblico. REPORT dipinge sia la creazione delle icone di John e Jackie Kennedy sia la successiva commercializzazione attuata in seguito alla morte, simbolicamente riassunta nel tasto “SELL” che compare alla fine del film.

In CROSSROADS (1974-75 – non esiste su web) Conner monta il materiale documentario del test nucleare svoltosi nel 1946 nell’atollo di Bikini, ripetendo la scena ossessivamente da diverse prospettive per 13 minuti e accostando ad essa una colonna sonora dai toni frivoli, accentuandone la fascinazione. La struttura è circolare, la violenza genera altra violenza, la storia si ripete. L’esplosione ripetuta diventa ricordo e solo così viene accettata e non spaventa più, così come teorizzato dalla procedura freudiana di esorcizzazione del ricordo.

 

bruce%20conner%20by%20dennis%20hopper.jpg

 

Conner si distinse sempre per il suo atteggiamento anticonvenzionale e provocatorio non solo nelle opere d’arte ma anche nell’organizzazione delle sue esibizioni: per una sua mostra del 59 stampò come flyer dei piccoli cartoncini bordati che annunciavano “Opere del tardo Bruce Conner”, preannunciando la sua morte; per un’altra mise come unica pubblicità un annuncio economico sul giornale, in un’altra ancora per 3 giorni consecutivi non abbandonò la sala.

Nel 1970, dopo aver abbandonato la scultura nonostante fosse l’attività che gli valse la popolarità, si dedicò al disegno e alla fotografia. Cominciò inoltre a collaborare con molte band della scena punk rock della West Coast. Conner fu il primo ad utilizzare musiche pop come colonna sonora dei suoi cortometraggi, precorrendo la strada del videoclip. Nel 1978 compose un video utilizzando come colonna sonora la musica “Mongoloid” dei Devo.

Negli anni 80 cominciò a utilizzare simboli religiosi nei suoi disegni e fotografie, evidenziando la natura essenzialmente visionaria del suo lavoro, come si vede nel suggestivo video “MEA CULPA” (1982)  con musica di Brian Eno e David Byrne.

 

 

A causa della morte di Conner lo scorso luglio, è stata richiesta da parte dei propietari dei diritti la rimozione del materiale video dalle piattaforme di videosharing. Penso in attesa dell’uscita di una raccolta di opere.

 

PM

Redazione videoart

Vai all’ INDICE

Bruce Conner, la regia è il montaggioultima modifica: 2009-01-13T16:26:00+00:00da eguidevideoart
Reposta per primo quest’articolo

8 pensieri su “Bruce Conner, la regia è il montaggio

  1. avete mai sentito parlare del progetto di clichevideo.com, “spaghetti western”? si tratta di una rielaborazione delle immagini dei film di Sergio Leone; con una serie di campionamenti live, generano brani video-musicali!

Lascia un commento