Il Rotoscope

rotoscope.gifIl rotoscopio o rotoscope è una tecnica di animazione utilizzata per creare un cartone animato in cui le figure umane risultino realistiche: il disegnatore ricalca le scene a partire da una pellicola filmata in precedenza.

In origine, le immagini venivano proiettate su un pannello di vetro traslucido, dove fungevano da supporto per l’attività di disegno. Recentemente questo congegno è stato sostituito dal computer.

Nel disegno tratto dal brevetto dell’originale rotoscope di Max Fleischer (il padre di Betty Boop, il link porta a un divertentissimo doc animato su di lui), l’artista sta disegnando su un supporto trasparente sul quale il proiettore situato a destra sta proiettando un singolo fotogramma. Max Fleisher, la impiegò per la prima volta nella serie Out of the Inkwell (1914), ricalcando le riprese del fratello Dave nei panni di un clown, che interpretava il noto personaggio KoKo.

 

 

Successivamente la Disney ne fece largo uso in Biancaneve e i 7 nani (1937) e Cenerentola (1950), prima di scegliere una linea artistica dai connotati più stilizzati a partire da La Carica dei 101 ed usarlo solo per studiare il movimento umano e animale, e non la rappresentazione del personaggio. Probabilmente è per questo che film della Disney molto lontani fra loro nel tempo mostrano scene identiche dal punto di vista, appunto, del movimento, come dimostrato da questo video famosissimo in rete.

 

 

L’utilizzo del rotoscopio si è esteso successivamente a diversi utilizzi, dal videoclip (Take on me degli A-ha, ) ai videogiochi (Prince of Persia -1989, in cui il programmatore usò il fratello per poi ricalcarne i movimenti), agli spot pubblicitari (Charles Schwab, Talk to Chunk, 2005-06).

Prima della diffusione della tecnica del Bluescreen il rotoscopio veniva utilizzato anche per isolare le immagini dallo sfondo e poi ricollocarle su sfondi diversi, oppure per applicare l’effetto speciale solo ad una parte dell’immagine per poi “riattaccarla” sullo sfondo (vedi Star Wars, la spada incandescente).

Il Rotoscope può causare piccole imperfezioni rispetto alle sagome originali : i singoli tratti, disegnati e animati attraverso questa tecnica talvolta vibrano in modo innaturale. La riduzione di quest’effetto spetta alla precisione del disegnatore nella tracciatura dei contorni, anche se a volte le vibrazioni sono create appositamente per scelta stilistica.

Oggigiorno il termine “Rotoscoping” (abbreviato con “roto”) si riferisce oramai in maniera più generale a tutto il processo di tracciatura effettuato sulle “pellicole” digitali, per poter creare delle superfici sulle quali applicare i propri effetti speciali. Questa tecnica è ancora utilizzata laddove le tecnologie Bluescreen non risultano sufficientemente accurate. Il Rotoscope nella produzione digitale viene per lo più impiegato con l’aiuto di software quali Motion Track o Onion Skin.

 

Una curiosità: non è oro tutto quel che luccica..

Nonostante sia diffusa la voce che il film “Waltz with Bashir” (Valzer con Bashir) di Ari Folman sia stato animato con la tecnica del rotoscopio, Yoni Goodman, il direttore dell’animazione, ci tiene moltissimo a specificare che non è affatto così. L’équipe di animatori ha preso spunto a volte da immagini girate e interviste, ma non ha MAI ricalcato, bensì ha ricreato le immagini. Molti animatori ritengono infatti che la tecnica del rotoscopio sia un facile escamotage, basandosi sulla copiatura di immagini preesistenti.

Ecco di seguito una clip del film che sembra fatta in rotoscopio. Consiglio caldamente a tutti di andare a vederlo al cinema!

 

PM

Redazione videoart

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Il Rotoscopeultima modifica: 2009-01-16T15:41:00+00:00da eguidevideoart
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16 pensieri su “Il Rotoscope

  1. Dunque…qualche tempo fa mi è capitato di dover approcciare, mio malgrado, al rotoscoping al fine di scontornare un animale in movimento, dato che era impossibile procedere con chroma key, bluescreen, greenscreen o altri effetti di trasparenza poichè nella ripresa non c’era una certa dominanza cromatica che lo permettesse. E’ una tecnica molto certosina e “rischiosa” perchè è probabile che la clip finale presenti molto rumore a causa dello sfarfallio del contorno dell’oggetto ritagliato frame by frame. In after effects c’è l’ausilio del motion track che in qualche modo può essere d’ausilio (in certi casi) e limitare l’esigenza di maschere manuali ad ogni fotogramma (25 per ogni secondo nel caso di un interlacciato pal). Morale della favola….alla fine ho dovuto optare per un’altra soluzione perchè i tempi si dilungavano enormemente e il lavoro perdeva sempre più in freschezza. Per quanti volessero avvicinarsi a questa tecnica di compositing è quella di armarsi di tanta pazienza e cercare almeno qualche escamotage (ovviamente da valutare in base al tipo di lavoro e finalità) che eviti il disegno a mano libera di ogni fotogramma…in bocca al lupo!

  2. Bè Phalbo è molto bravo… |
    sarebbe da chiedere a lui ma quel video che hai postato è fatto con il rotoscope o con tecniche digitali e software adatti??
    io una volta ho ricopiato i movimenti di Mr Magoo perchè volevamo creare un personaggio simile ma ho lasciato perdere.. credo però che se si possa fare con dei software sia davvero molto utile..

  3. Bell’articolo. Non conoscevo la storia del rotoscope, ho visto un suo utilizzo in “A Scanner Dakly” di Linklater e mi era piaciuto molto. Non l’ho mai utilizzata ma ora ho visto che esistono molti softwares che permettono di ricrearla…mentre quando il film era escito non ve n’era traccia sul web ;
    G.

  4. Oggigiorno la tecnica del rotoscopio è considerata troppo manuale e ad alto budget, per cui scartata dalle piccole produzioni perché richiede tempi lunghissimi (anche se usata con l’ausilio di software) e snobbata (secondo me giustamente) da quelle grandi che anche usando una tecnica realistica preferiscono ricreare l’immagine piuttosto che ricopiarla, per darle una propria identità.

  5. Abbiamo letto il post in riferimento a “A scanner darkly”…in verità se visitate il sito dello studio che l’ha realizzato, digitando linklater su google dovreste trovarlo, scoprirete che i furboni invece di ridisegnare tutto il girato hanno inventato un loro software per convertire le immagini in disegni digitali…altrimenti ancora lo starebbero disegnando.
    Se avete tempo date un’occhiata al video che abbiamo inserito nel concorso spot. Le immagini che abbiamo utilizzato sono state realizzate impiegando la tecnica rotoscope. A breve sarà ultimato un nostro nuovo lavoro realizzato interamente in rotoscope…tenetevi aggiornati…e vi saremo sapere.

  6. Eh sì il software sostituisce la mano.. voi invece siete dei grandi! Perché non avete mandato il link al vostro spot? Eccolo:

    http://romaeuropawf.myblog.it/archive/2009/01/15/new-italians-spot.html

    e mi raccomando quando avete finito l’altro non dimenticate di mandarci il link! Purtroppo ormai le tecniche manuali essendo totalmente riproducibili al computer vengono abbandonate! Quando ad esempio ho visto Wall-E nella mia ingenuità pensavo la prima parte fosse in stop-motion.. invece ho scoperto che è stata realizzata interamente al computer!

  7. Non conoscevo il nome della tecnica con cui erano stati realizzati “A Scanner Darkly” e “Waking Life” che mi hanno letteralmente conquistato. L’ho scoperto quando dalla redazione della web factory mi è stato chiesto se avessi usato la tecnica del rotoscopio nel lavoro “STARDA” presentato al contest videoarte.
    A domanda ho risposto: Cos’è?
    Questo post risponde perfettamente alla mia domanda riguardo ad una tecnica molto affascinante che vorrei assorbire quanto prima.
    Per chi volesse questo è il link dell’opera:

    http://romaeuropawf.myblog.it/archive/2008/12/04/strada.html

    Un saluto e grazie ancora per aver postato questo articolo.

    SALUD
    remo

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