Man Ray – donne artefatti natura geometria

 

Un lancio di dadi non può abolire il caso

S. Mallarmé


Man Ray (EmMANuel RAdnitskY) oggi ricordato fra i più influenti ed innovativi artisti del XX secolo, fu principalmente un fotografo ma realizzò anche dei cortometraggi sperimentali insieme ad altri esponenti del movimento surrealista tra cui Marcel Duchamp.

Ebreo russo di origine, statunitense di cittadinanza e francese d’adozione, fu il padre della tecnica del rayogramma (dal suo cognome RAY), inventata per caso appoggiando nervosamente un oggetto sopra un foglio di carta fotografica non impressionata e accendendo la luce nella camera oscura. Il rayogramma si può definire come una foto realizzata senza la macchina fotografica, ma tramite l’apposizione degli oggetti direttamente su una carta sensibile alla luce, successivamente esposta e poi sviluppata. L’opacità degli oggetti influisce sul risultato determinando la quantità della luce che raggiunge la carta. Quest’operazione può essere effettuata sia su carta fotografica che su pellicola.

Con l’obiettivo di mettere in movimento le sue fotografie Man Ray realizza Le retour à la raison (Il ritorno alla ragione, 1923), in cui la tecnica del rayogramma viene applicata alle immagini in movimento, imprimendo le sagome con sale, pepe, chiodini e puntine. Sperimentazione visivo-cinetica senza alcuna struttura narrativa, Le retour à la raison rappresenta la prima manifestazione cinematografica dell’avanguardia dadaista e surrealista.

Dopo la comparsa come attore in Entr’acte di René Clair, mentre gioca a scacchi con Marcel Duchamp, collaborò con quest’ultimo ad “Anémic Cinéma” nel 1926. Nello stesso anno realizzò Emak Bakia, definita da lui stesso «una serie di frammenti, un cinepoema la cui ragion d’essere risiede nell’invenzione di forme, luce e movimenti», opera dadaista che giustappone liberamente oggetti, paesaggi e azioni di personaggi femminili (fra cui la sua amante Kiki de Montparnasse e Jacques Rigaut travestito da donna) . Emak – Bakia, antica espressione basca che significa “Lasciami solo” risulta uno studio visivo complesso del movimento, della forma e della luce, che attraverso l’impiego di moltissime tecniche di ripresa, fra cui il rayogramma, la doppia esposizione e il fuori fuoco, rivela una sperimentazione metodica con le possibilità di rappresentare questi fenomeni. La relazione fra il sogno e il desiderio si traduce in una serie di immagini monocromatiche sfuggenti e talvolta poco riconoscibili: scene naturalistiche e cittadine sono affiancate a sculture di Picasso, modellini geometrici e oggetti casalinghi fermi e animati in stop motion. L’inutilità degli oggetti è messa a nudo tramite la loro rappresentazione come artefatti meccanici utilizzati come soggetti di un movimento fluido, sincopato o rotatorio.



Vedi qui la seconda parte


Nel 1929 fu regista di “L’étoile de mer” (Stella Marina), traduzione per lo schermo di una poesia di Robert Desnos, considerato un classico del surrealismo. Il film descrive le azioni di una coppia attraverso scene fuori fuoco e immagini oniriche slegate fra loro, intervallate dai versi di Desnos. Tramite il susseguirsi di immagini scollate, talvolta distorte da una lente, Man Ray rifiuta di sottostare al diktat della narrativa e del senso della vista. Possiamo riconoscere questa scelta anche nel montaggio, che sottolinea il distacco fra le scene, anziché la loro continuità.



I film di Man Ray, originariamente muti, sono stati sonorizzati da Jacques Guillot attingendo dalla collezione personale di dischi dell’artista. Anche al tempo la proiezione di queste pellicole veniva accompagnata da performance musicali, generalmente di musica jazz. La colonna sonora ne dà un’interpretazione persecutoria e ipnotica. La potente natura evocativa, dirompente, onirica, slegata da una dimensione temporale, contestatrice della tecniche narrative classiche, permeata dalle altre arti (scultura, poesia, fotografia, danza, pittura), ricca di riferimenti simbolici e inconsci, ci permette di includere senza dubbio gli esperimenti surrealisti di Man Ray come prime forme di video arte.


PM

Redazione videoart


 

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Man Ray – donne artefatti natura geometriaultima modifica: 2009-03-26T11:46:00+00:00da eguidevideoart
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