Mashup video – dal footage al Web 2.0

«Non è necessario possedere dei dati per guadagnare sul loro accesso. Al giorno d’oggi si prospetta un guadagno come mercanti di contenuti rielaborati, praticamente posizionandosi tra i produttori di dati e i consumatori»

Anne Zelenka (GigaOm1, 2007)

 

 

Mashup è un termine derivante dal creolo giamaicano che significa “distruggere”. La sua accezione è cambiata negli ultimi 4-5 anni da quando viene utilizzato per definire software, tracce musicali, audiovisivi generati dalla sovrapposizione di materiali già esistenti, non necessariamente autoprodotti, anzi nella maggior parte dei casi non creati dall’artefice del mashup.

 

Il mashup nell’accezione odierna è figlio del Web 2.0: poter acquisire, modificare e ricombinare le informazioni è uno dei principî e degli obiettivi primari dell’User Generated. Grazie alla varietà di contenuti messi a disposizione in rete il mashup è diventata una pratica alla portata di tutti, democratica e in un certo senso anche ecologica, poiché si basa sul riciclo e la reinterpretazione, sulla valorizzazione e la personalizzazione delle fonti già esistenti.

 

 

In riferimento alla videoarte questa pratica esiste fin dagli anni 60 anche se allora non veniva indicata con questo termine ma con il termine di “assemblaggio” o “collage video”. Grandi videoartisti hanno deciso di mettere mano a materiali di footage dal forte impatto emotivo e simbolico per trasfigurarne il significato sfruttando la loro stessa energia, incanalandola in altre direzioni. In dei post precedenti abbiamo già parlato di Bruce Conner (famosi i suoi montaggi dei test nucleari e del commento radiotelevisivo in diretta dell’attentato a Kennedy) di Global Groove di Nam June Paik (la simulazione dello zapping globale) di Fluxus (l’artista Wolf Vostell inventò la tecnica del décollage).

 

Originariamente solo i grandi artisti si cimentavano nella rielaborazione semantica di footage, mentre oggigiorno tutti lo possono fare grazie alla quantità di dati presente nella rete:il segreto è far leva su significati già esistenti per modificarli, esagerarli, mescolarli. Il nuovo significato deve molto ai suoi ingredienti, la fascinazione che ci provoca è proporzionale alla credibilità che diamo al materiale originario, poiché è un ribaltamento di messaggi già acquisiti, di versioni già accettate, sia dal punto di vista estetico che contenutistico.

 

Se il valore di un’opera video risiede tradizionalmente nella creazione dal nulla di nuovi significati e immaginari, e il montaggio rappresenta solo una delle fasi del processo di creazione, nell’opera di mashup il montaggio costituisce la principale azione creativa. Questo è particolarmente evidente in quella corrente di mashup video che tramite il riediting delle immagini e la sovrapposizione di un audio differente (spesso appartenente ad un altro film) riesce a svelare il sottotesto (The dark divo), a far incontrare i personaggi mitici del cinema (la famosissima serie terminator vs robocop), trasforma un film drammatico in commedia (american history X), un’animazione in una storia di tossicodipendenza (toy story requiem), un film per bambini in un horror :

 

Un altro utilizzo diffuso fra gli utenti della rete è montaggio di super 8 e di footage che ha un forte effetto evocativo spesso sfruttato in funzione metanarrativa come raffigurazione di tracce musicali, in videoclip o più spesso vj set. Anche quando le immagini non sono riconoscibili (come personaggi pubblici, film, TG..), bensì provenienti dal proprio archivio, la qualità del super 8 e i difetti del video analogico rievocano emozioni condivise legate al passare del tempo e alla rappresentazione di un’epoca e del suo mood.

Anche se naturalmente non è possibile raggiungere le vette dei pionieri, meritevoli tra l’altro di aver scoperto e quasi inventato questa tecnica all’epoca davvero rivoluzionaria, il risultato con il mashup è quasi garantito: se la creazione di un immaginario incorre spesso nel pericolo di non riuscire a far breccia nella sensibilità di chi vede l’opera, è quasi impossibile che il frutto della rielaborazione di materiali dal forte impatto dia un risultato del tutto privo di significato. Il mix di significati preesistenti può apparire poco coerente o tecnicamente imperfetto, ma sicuramente non rischia di lasciarci indifferenti.

 

La sfida è riconoscere l’arte.

 

PM

Redazione videoart

 


 

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Mashup video – dal footage al Web 2.0ultima modifica: 2009-03-31T11:54:00+00:00da eguidevideoart
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