Matthew Barney, the Cremaster

Matthew Barney, video artista riconosciuto a livello internazionale, seguì un percorso per certi aspetti lineare e per altri casuale che lo portò ad affermarsi come artista di fama internazionale. Conosciuto anche per essere marito di Bjork, la sua opera principale è la saga The Cremaster, un’epopea surreale, ricca di riferimenti cinematografici e letterari (da Carpenter a Poe, da Kubrick a Lovecraft a Cronenberg), una narrazione onirica popolata di personaggi ambigui che si muovono sullo sfondo di paesaggi allegorici, un viaggio epico nell’inconscio che esplora le vie del desiderio e della sessualità.



Il cremastere, un muscolo testicolare che funziona come interruttore dell’erezione e conseguentemente della riproduzione, viene eletto a simbolo della crescita dell’essere umano, anatomica e spirituale, attraverso un complicato percorso di formazione. Cremaster 1 rappresenta la fase di indifferenziazione sessuale, l’era della serenità rappresentata attraverso la danza; Cremaster 2 mette in scena l’inizio del processo di differenziazione segnato dal conflitto tra l’evoluzione e un impulso regressivo: tra i protagonisti Gilmore, l’assassino Mormone che fu giustiziato rifiutandosi di ricorrere alla sentenza d’appello, e l’alveare, altro riferimento alla simbologia dei Mormoni, come illustrazione dei processi metamorfici. In Cremaster 3 i protagonisti sono il grattacielo Chrysler Building, simbolo fallico di erezione e penetrazione, e il Guggenheim di New York in cui Aimée Mullins, campionessa delle olimpiadi per disabili, sfila indossando due protesi in Plexiglas sottoponendo lo stesso Barney a raccapriccianti pratiche d’iniziazione. Cremaster 4 è ambientato nell’isola di Man, teatro di corse tra sidecar, espressione di potenza e sfida, equilibrio tra indifferenziazione e differenziazione, per finire con Cremaster 5, la divisione dell’embrione, desiderio e disperazione messi in scena per mezzo di una storia d’amore dall’esito tragico, un teatro di personaggi contrapposti, una celebrazione della molteplicità. I 5 episodi, realizzati in ordine sparso tra il 1996 e il 2002, durano complessivamente 397 minuti.


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L’infanzia di Barney fu segnata dal trasferimento della famiglia dalla vivace San Francisco alla sperduta cittadina di Boise nell’Idaho, in seguito al quale la madre, artista concettuale, lasciò la famiglia per tornare in città. Matthew trascorse quindi l’infanzia divisa tra la madre, che si ritrovava tra artisti e gallerie d’arte, e Boise, dove subì l’influenza di paesaggi desolati e della cultura dei Mormoni. A quest’ultima fa riferimento soprattutto in Cremaster 2, in cui si fa riferimento a Gilmore e alla simbologia dell’alveare.


In età adolescenziale Barney eccelle in tutte le discipline atletiche: il Bronco Stadio di Boise che fa da sfondo alla prima sequenza di Cremaster è quello in cui ha giocato diverse partite come capitano della squadra di football. Per realizzare il suo sogno di iscriversi alla Facoltà di Medicina di Yale mise da parte dei soldi posando come fotomodello per Ralph Lauren e Postalmarket. In realtà a Yale, nonostante la facilità di apprendimento, scoprì la sua vera passione e cominciò a frequentare i corsi di arte, per poi laurearsi con la tesi “Field Dressing”.


Trasferitosi a NY entrò subito nelle grazie della gallerista e mecenate Barbara Gladstone, la quale rimase folgorata dalle sue opere e gli aprì le porte per esporre in tutto il territorio degli Stati Uniti, nonché divenne la produttrice dei suoi video più celebri.


A causa dei contenuti allegorici ed estremi le sue opere non sempre sono comprese e apprezzate sia dal pubblico che dalla critica, ma grazie al sostegno incondizionato dei suoi produttori vengono mostrate in numerose occasioni nelle capitali mondiali e nelle gallerie più prestigiose, provocatori e ostici quadri contemporanei, senza dubbio voci fuori dal coro.



PM

Redazione videoart

 

Matthew Barney, the Cremasterultima modifica: 2009-04-07T12:08:00+00:00da eguidevideoart
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3 pensieri su “Matthew Barney, the Cremaster

  1. ho visto tutta la saga cremaster, a tratti annoiandomi, a tratti esaltandomi. è indubbio che la sua visionarietà colpisce l’inconscio e stimola l’immaginazione.
    però ora barney è diventato la caricatura di se stesso, incancrenito nel proprio stile, esattamente come bjork.

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