Radical Software Redux

Radical Software fu la  rivista che tra il 1970 e il 1974 si fece portavoce delle istanze della comunità dei video maker americani indipendenti e dei pionieri della video arte. I redattori facevano parte del collettivo Raindance e desideravano creare un “serbatoio” di pensiero alternativo sui media. Sul website www.radicalsoftware.org è possibile scaricare in pdf tutti i numeri, pagina per pagina. Di seguito l’introduzione al progetto web di David A. Ross (traduzione – vedi originale).

RADICAL SOFTWARE REDUX

« Power is no longer measured in land, labour or capital, but by access to information and the means to disseminate it. » Radical Software, Numéro # 1 (Il potere non si misura più in termini di terre, lavoro o capitale, bensì in termini di accesso all’informazione e ai mezzi per diffonderla)

I fondatori di Radical Software (RS) e il collettivo Raindance che lo pubblicava sentivano di avere un’opportunità unica di esercitare un’influenza considerevole sul futuro. Per il gruppo originario – Beryl Korot, Phyllis Gershuny e Ira Schneider – e tutti i membri di Raindance e gli artisti e gli autori che vi collaboravano, Radical Software rappresentava il tentativo di stimolare una rivoluzione nell’universo delle comunicazioni.

radical-software-cover.jpg

La fine degli anni 60 e l’inizio degli anni 70 rappresentavano un’epoca di capovolgimenti sociali. Una delle cose che il gruppo coglieva perfettamente era che lo sviluppo e la disponibilità crescente di video rivoluzionari e all’avanguardia avrebbe potuto giocare un ruolo determinante nell’accelerazione del cambiamento sociale che i suoi membri ricercavano. Erano discepoli di Marcuse, e sapevano che il cambiamento sarebbe sopraggiunto solo aumentando la pressione sociale. Capivano, grazie alla lettura di Buckminster Fuller, Gregory Bateson e Marshall McLuhan, che non bisognava cambiare le macchine bensì le istruzioni da seguire per utilizzarle. Le implicazioni sociali erano evidenti: vada per la tecnologia radicale, ma quello che mancava tristemente era un contenuto.

L’idea di questa pubblicazione nacque nell’autunno del 1969, appena finito il Festival di Woodstock. La guerra del Vietnam accresceva la tensione: una generazione impotente e senza voce negli Stati Uniti e all’estero constatava di non poter fare affidamento sui governi né sui quotidiani né sulle reti televisive per comunicare una verità diversa da quella al servizio dell’ordine costituito.

L’assassinio di Martin Luter King esacerbò il sentimento di un’ineluttabile guerra tra le razze. La presidenza nociva di Nixon amplificò il sentimento di alienazione e di disperazione, ma incitò molte persone a immaginare soluzioni alternative alla cultura guerrafondaia e senz’anima in cui si vedevano immersi. Il desiderio di creare nuove strutture culturali era un autentico tentativo di aiutare una generazione a uscire dal deserto nel quale molti si sentivano intrappolati.

Questo collettivo di artisti, scrittori, musicisti e cineasti aveva una visione comune. Immaginò un sistema sociale in seno al quale formare nuovi tipi di comunità che si sarebbero mantenute grazie allo sviluppo di un network di intelligenza condivisa. Questo è il concetto di Videosfera.

radical.png

Il collettivo ha immaginato un mondo nel quale fosse possibile discutere liberamente e apertamente delle idee e dei valori, al di fuori del quadro istituzionale esistente e in opposizione attiva alla visione del mondo concepita e portata avanti dalla TV commerciale. Proponeva non solo una ristrutturazione del potere ma anche un nuovo sistema dell’informazione in vista della trasformazione, o addirittura dell’eliminazione dell’idea stessa di struttura gerarchica del potere.

Il collettivo ha immaginato delle comunità che al loro interno coltivassero la passione per l’estetica e per l’amore della conoscenza rimpiazzando le forze alienanti del capitale. Ha immaginato un mondo in cui le forme poetiche sarebbero servite d’antidoto all’incalzante schieramento di pubblicità commerciali. Nam June Paik notò, parafrasando Hegel sul primo numero di Radical Software, che “quello che c’è di maggiormente educativo è, oltretutto, esteticamente migliore e quello che è esteticamente migliore è, oltretutto, educativo.

Radical Software voleva essere una piattaforma per esplorare soluzioni di ricambio nella struttura dominante dei media di massa: i lettori erano invitati a copiare tutto quello che desideravano e a diffonderlo a loro piacimento. Esso non si presentava con affettazione come una rivista d’arte ma piuttosto come forma di attivismo sociale e di scultura ambientale. Un forum, una rivista pratica sul video destinata ai più temerari, un sistema rudimentale di marketing e di distribuzione per la comunità nascente, un luogo di speculazione filosofica e di opinione politica per tutti quelli che condividevano la loro visione.

RS prendeva sul serio tutta la gamma delle sfide sociali, tecnologiche e artistiche da ridefinire, e puntava a instaurare un dibattito. I quattro primi numeri avevano un aspetto artigianale e uno stile collettivo conforme ai valori esposti dalla rivista.

Il primo motivo era chiaro per tutti i membri del collettivo così come per i lettori sempre crescenti che divoravano la rivista numero dopo numero: la tecnologia poteva condurci alla soglia della distruzione mondiale, e costituiva forse proprio l’elemento che aveva permesso l’armonizzazione di potere e denaro che aveva portato a un passo dalla devastazione, ma non per questo essa è nostra nemica. Infatti, ben sviluppate e gestite con umanità, le nuove tecnologie di comunicazione avevano il potere di suscitare qualcosa di veramente rivoluzionario.

radicalsoftwarecover08.jpg

Con il senno di poi, la promessa liberatrice della Tv via cavo, per esempio, sembra infantile. Nello stesso ordine di idee, le prospettive utopiche dell’era del Portapak [il primo videoregistratore] possono sembrare curiose al giorno d’oggi in cui l’occhio della telecamera è diventato onnipresente. Pertanto, è facile comprendere come il riconoscimento del potere e della poetica potenziale del video in tempo reale abbia avuto una presa ontologica enorme e abbia ispirato tante esperienze artistiche interessanti e tante speculazioni da parte degli autori di RS. Alcuni articoli sembrano superati al giorno d’oggi, ma in tutti i casi va riconosciuto che le aspirazioni e le preoccupazioni di coloro che hanno contribuito a RS erano molto premonitrici.

Poiché quello che stava al centro della loro opera non era niente di meno che la constatazione del fatto che la struttura delle comunicazioni era cambiata per sempre. Non era la proposta o la prospettiva di un cambiamento, ma piuttosto il fatto che una trasformazione radicale era già avvenuta nello spirito di queste persone, e che in quel momento il loro dovere collettivo e il loro obbligo sociale era prendere in mano questo “cambiamento di presupposti”.

Questo non significa che interpretassero correttamente ogni segnale. Per esempio la televisione via cavo era importante soprattutto per il fatto che segnava la fine di un’economia e l’inizio di un’altra più grande in espansione. L’antico paradigma si riassumeva in un’economia di scarsità che appoggiava un controllo sociale centralizzato. Un’economia di abbondanza stava nascendo, anche se pochi potevano immaginare l’ampiezza del cambiamento che avrebbe imposto l’economia dell’informazione del XXI secolo.

Il Portapak e il potenziale sociale/ estetico delle visioni poetiche e delle voci indipendenti reso possibile da questo strumento equivaleva alla conquista della luna.

A parte Nam June Paik, che si chiedeva “Quanto tempo resta prima che ogni artista non sia  la sua propria stazione televisiva?” nessuno aveva previsto che vent’anni dopo la fine della pubblicazione Internet avrebbe fornito il quadro tecnologico per la vera rivoluzione nella struttura delle comunicazioni di massa.

Anche se non decifrarono come si deve tutti i segnali, riuscirono a prevederne un buon numero. Come Fuller, consideravano la comunicazione e i media come delle questioni ecologiche, e fecero dell’ecologia dei media un soggetto molto discusso in RS, imponendo una vasta prospettiva teorica su ciò che avrebbe potuto essere considerato semplicemente una questione politica.

Esplorarono l’impatto delle comunicazioni in tempo reale dal satellite, e il presupposto di Fuller che nuovi quadri mediatici di riferimento più grandi avrebbero messo in disparte tutte le forme anteriori, trasformandole e permettendo di considerarle la base della produzione dell’arte.

Discussero del ruolo dei nuovi media nell’istruzione. Le preoccupazioni e le occasioni di cambiamento sollevate da un numero speciale di RS dedicato all’istruzione facevano eco alle questioni sollevate innanzi tutto da Nam June Paik, che scrisse un articolo intitolato « Education For The Paperless Society » (Istruzione per la società senza carta) sul primo numero di RS.

cover.jpg

Infatti, la maggior parte delle questioni che caratterizzano i dibattiti di oggi sul ruolo ideale e sull’impatto dei nuovi media nella nostra vita si trovavano enunciate sulle pagine di RS. Sfogliando le pagine di RS, ci si domanda come quelle preoccupazioni di trent’anni fa si traducano nella nostra riflessione sui media, il cambiamento sociale e la nostra responsabilità collettiva d’azione.

Ci rendiamo conto chiaramente della portata dell’impatto che i nuovi media hanno sull’autonomia delle comunità precedentemente senza voce? 30 anni dopo il numero speciale di RS sulle collettività, il riaffiorare dell’idea di comunità è forse l’elemento determinante dello sviluppo non commerciale di Internet.

Abbiamo trovato un equilibrio tra le forme corporative e personali di comunicazione di massa? La questione del solco digitale ci indica che ci resta molto da fare per dare davvero voce alle classi più disagiate di tutto il mondo? Privilegiamo ancora delle strutture di comunicazione a senso unico o abbiamo davvero sposato il potenziale bidirezionale e multi voce dei media, affrancati dalle relazioni di potere implicito legato alle antiche strutture degli stessi? Tali questioni, sollevate e dibattute, costituivano il nocciolo del contenuto critico di RS.

La fruibilità in linea di RS è un avvenimento straordinario. Continuando a esplorare le qualità e le capacità distintive della tecnologia di oggi e il materiale radicale che genera, sappiamo che le riflessioni di Radical Software sono più importanti che mai.

 

(trad. PM – Redazione videoart)

 

VAI ALL’INDICE

 

Radical Software Reduxultima modifica: 2009-04-30T11:11:00+00:00da eguidevideoart
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento