Street Art, clandestinità a volto (s)coperto

Forse non tutti sanno che Sten – abbreviazione di Stencil   è anche il nome di un mitragliatore usato fra gli altri anche dai nostri partigiani che ne venivano riforniti dai britannici tramite i paracaduti… per chi lo volesse vedere in opera (l’artista) questa sera, 25 maggio, a partire dalle 18, insieme a Lex dipingerà uno stencil sulla facciata del Rialto Sant’Ambrogio, nel Ghetto Ebraico di Roma, all’interno della manifestazione BOX .

 

Come dice artsblog “la primavera della street art sembra non essersi arrestata”, anzi nell’ultimo periodo essa ha ormai conquistato gli spazi istituzionali: gli street artist più conosciuti vengono convocati da manifestazioni di ogni tipo e la loro attività esce dai confini dell’illegalità, nei quali si è sviluppata. Se da una parte ne esce snaturata, in quanto la clandestinità costituiva uno degli elementi essenziali del mood dello street artist, dall’altra l’accettazione di questa tecnica da parte di un pubblico più vasto è sintomo di una positiva apertura a nuovi linguaggi, che senz’altro non prescinde dalla considerazione che al giorno d’oggi tutto ciò che ha un pubblico è commerciale quindi lecito.

 

A Londra lo scorso anno si è svolto il Festival di Cans (!) organizzato da Bansky  in cui Sten e Lex si sono affiancati ad altri nomi noti della street art. Per l’occasione Bansky ha affittato un tunnel delle Ferrovie e si è anche affidato a un’agenzia di stampa (Blank expression) per la comunicazione.

 

 

 

Sul versante italiano lo scorso anno al PAC di Milano è stata tenuta la mostra “Street Art, Sweet Art” promossa dallo stesso Vittorio Sgarbi, alla quale fra gli altri hanno partecipato Blu ed Erica il Cane, mentre l’Auditorium di Roma ha risposto con una ancora più grande, “Scala Mercalli”: inaugurata da Jam alla Galleria Alberto Sordi, con live painting al tunnel di via del Tritone, poi tutti nel garage dell’Auditorium e infine anche il foyer è stato dato in pasto ai writers. Sul website hanno messo le foto dei muri puliti, per ricordarseli così. Al Madre di Napoli invece è stata inaugurata recentemente la mostra “Urban Superstar Show”, in collaborazione con il Comicon, di cui abbiamo parlato nel precedente post (la quale ha generato la street-protesta Madre Snaturata).

 

 

In osservanza alla propria tradizione le tag più note mantengono sempre l’abitudine di non mostrare il proprio volto, se non agli organizzatori della manifestazione in sede di rapporti “lavorativi”, così come spesso accade nel mondo dell’arte non istituzionale, in cui gli artisti quando possono si presentano sotto pseudonimo o addirittura con pseudonimi sempre diversi. Questa pratica pirata si è diffusa col Web 2.0, per sfuggire a meccanismi di controllo, e ne ricordiamo tra i primi esempi in Italia i Luther Blisset, di cui sono sopravvisuti i Wu Ming, che addirittura si presentavano con il nome del proprio collettivo, senza mai rivelare, oltre alla propria identità, il loro numero, il sesso, la provenienza.

 

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Come se la propria vena artistica fosse altro da sé, anzi, come se l’arte non ci appartenesse. Depositata su muri di nessuno, affidata a fogli anonimi, effimera, lasciata a disposizione dei passanti occasionali e di altri writers che sovrapporranno la loro vernice.

 

Per cui, dandovi appuntamento a stasera, vorrei chiudere una domanda che viene spontanea.. di chi è la facciata del Rialto Sant’Ambrogio?

 

 

PM

Redazione videoart

 

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Street Art, clandestinità a volto (s)copertoultima modifica: 2009-05-25T15:15:00+00:00da eguidevideoart
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