Crack on – fumetti eccetera

E adesso mani parlate per me

 

Turbogiotto

 

 

In osservanza del mood della manifestazione, sono obbligata e allo stesso tempo spronata a scrivere random, che vuol dire a caso, due parole su Crack, la mostra di fumetto partita ieri al Forte Prenestino di Roma, ormai alla quinta edizione. Fumetto e sue contaminazioni, cioè vignette, disegni, illustrazioni, manifesti, tavole numerate, writing e appiccicamento di pezzi di carta sul muro, ciclostili, e gadget di ogni tipo. O è il fumetto la contaminazione? Chissà. C’è chi si lamenta che effettivamente il fumetto sia la percentuale minore dell’esposizione, io personalmente ne sono felice perché non ce la faccio a leggere le strisce appizzate al muro con la gente che passa e la luce fioca, soprattutto se sono in croato (penso a komikaze) e dietro stanno pestando sulla batteria.

 

 

5793d1148830783t-komikaze-erdil-yasaroglu-20060526-jpg

 

Crack ON nel senso di On – acceso come indicano gli omini uno in groppa all’altro della brochure del programma (non c’è su web, ve la daranno all’ingresso) disegnati da Marzia Dalfini sullo stile di BLU, di cui quello in cima allunga barcollando il ditino per fare “Click”. ON anche come finale di REACTION.

 

crack_on_card2009.jpg

 

Dicevo di questo mood della manifestazione. Crack ha la particolarità di non fare selezione : ha creato un circuito di artisti, si è fatta un nome e tramite mail aggrega quasi duecento realtà tra disegnatori e fumettisti, case editrici, magazine e associazioni che espongono, fanno workshop, suonano, disegnano o vendono fumetti, gadget, magliette, borse, spillette e spillone, e raccolte di opere di cui alcune sono davvero pezzi da collezione (ad esempio il Black Book di CzenTrifuga che raccoglie opere di una trentina di artisti realizzate con tecniche diverse e su supporti cartacei di ogni tipo, 300 euro li vale tutti). Così come si autodefinisce: un virus, puro networking. Gli organizzatori stanno progettando una piattaforma sulla quale caricare tutte le opere degli artisti che hanno partecipato nel corso degli anni.

 

grandefinale.jpg

 

 

La scena è quella indipendente, e questo è il trait d’union di un’esposizione che per il resto è estremamente eterogenea. Salvo sporadiche tavole pacificamente decorative o serenamente narrative, il messaggio è contestazione, rottura, rumore, stravolgimento dell’immaginario-fiction del main stream, con una violenza proporzionale alla distanza a cui ci si pone, quindi spesso estrema. Partendo da fantasie soft (creature infantili, pupazzi omini fate folletti), si passa per inquietanti animali antropomorfi, atterrando nel fantastico mondo delle visioni lisergiche (che vuol dire che vedi cose come se avessi preso l’LSD – tipo Alan Aldrige che faceva le copertine dei Beatles) per arrivare, inevitabilmente e nella maggior parte dei casi alla distopia: universi allagati puzzolenti postnucleari, infestati da topi scarafaggi o mostri in cui non c’è più nessun sentimento positivo, e sopravvivono solo gli istinti più bassi. Se crediamo alle leggende è qui che nascono i fiori più belli.. Inquietante è parola inflazionata, ma calza perfettamente. Molte le declinazioni di nichilismo, droga, morte, sesso, violenza verbale e fisica, delusione, depressione, solitudine, allucinazioni, sguaiatezza, spazi angusti o impenetrabili, la nudità anzi oltre: la messa in mostra degli organi interni – la verità va cercata dentro di noi.

 

 

 

l_3714f169f65943cfaa3b5e4866eb8770.jpg

 

 

L’esposizione si svolge nei sotterranei che sono lunghi corridoi di piccole celle, ognuna dedicata a un artista o un collettivo che la allestisce come meglio crede. Gli stimoli sono tanti, troppi, eccessivi: bisognerebbe avere 5-6 ore per vedere bene tutta la mostra, sfogliare i fumetti, capire chi ci piace di più. Anche perché, a meno che non ci abbia pensato lo stesso artista, mica c’è scritto di chi è la cella. A volte lo puoi trovare scritto piccolo chissà dove, oppure in codice. Oppure pensate sia una cosa, invece è un’altra. Per fare un esempio la mostra MOMart, nome che deriva da MOMA che non è il famoso museo di NY bensì una discoteca di Bari sequestrata alla mafia e affidata da Libera con l’assenso di Nicky Vendola alla gestione del Teatro Kismet. Neanche a dirsi non c’è mappa, e il catalogo mi sembra l’abbiano fatto, ma non ho visto dove si compra. I particolari sono curatissimi, e infiniti. I sotterranei sono immensi, ma non è rimasto uno spazio libero sui muri.

 

 

Al visitatore è richiesta attenzione, merce assai rara al giorno d’oggi, per cui mi sento in difetto. A un certo punto infatti mi è venuto il mal di testa, non sapevo più dove guardare, il mio occhio diceva “Basta-Basta”. Ripasso nella sala dove ero stata prima, e mi rendo conto di non averla mai vista, e che è troppo figa. Capisco che non ne verrò mai fuori, è l’una di notte, l’odore di vernice non aiuta, devo ritornarci domani. Per cui a tutti un consiglio: se potete, andate due volte!!

 

 

PM

Redazione videoart

 

 

Immagini di Erdil Yaşaroğlu (Komikaze), CzenTrifuga, Infidel (Epoc Ero Uroi)

 

 

VAI ALL’INDICE

 

 

 

Crack on – fumetti ecceteraultima modifica: 2009-06-19T15:45:00+00:00da eguidevideoart
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento