Michael Jackson e il videoclip – l’importanza di essere cattivi

Nella migliore tradizione degli anni 80 Michael Jackson, insieme alla sua guida Quincy Jones, fu maestro anche sotto il profilo del videoclip affidandosi a grandi registi, affiancandosi a ballerini sensazionali e realizzando coreografie complesse : Thriller, Bad, Smooth Criminal, BillyJean sono tra i videoclip forse più celebri della storia.

 

Come molti altri artisti (mi viene in mente Cindy Lauper Goonies aren’t good enough, oppure MadonnaMaterial Girl), secondo un’abitudine di quegli anni i videoclip di MJ costruiscono una storia sul pezzo musicale, di cui il pezzo costituisce un momento narrativo: sono dei “minimusical”, e sulla base della canzone viene creato un universo ad hoc. Spesso la versione televisiva e comunque più diffusa era quella breve, limitata solo alla parte cantata; vi sono esempi però, fra cui Thriller, diretto da John Landis, dove al contrario la versione più comune è quella lunga (che oggi, giorno successivo alla morte, ha raggiunto 40 milioni di visite su youtube) in cui MJ porta la sua ragazza a fare una passeggiata in luoghi bui fino al momento in cui si gira all’improvviso con il volto trasformato e i canini allungati, scena che al tempo (mi) incuteva terrore..

 

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Non tutti sanno che anche Bad, diretto da Martin Scorsese (non a caso scelto per la sua esperienza in temi di mafia e di machi italiani), ha una versione lunga, anzi direi lunghissima, in cui Michael recita la parte di un ragazzo dei quartieri poveri che viene ammesso a un liceo privato: nella fiction si chiama Daryl. In osservanza ai migliori cliché i compagni dei quartieri bene sono simpatici e giocherelloni, saltellano e sono vestiti bene, fanno scherzi innocui e mostrano spensieratezza. Lui, per la prima volta a contatto con questo mondo ovattato, si adegua volentieri al mood generale, lancia sguardi e sorrisi timidi, è lusingato di essere stato ammesso alla scuola, rispecchia perfettamente la matricola modello.

 

 

Sulla strada del ritorno dopo un po’ rimane solo in metropolitana perché tutti i suoi compagni scendono nei quartieri centrali mentre lui è diretto verso l’estrema periferia. A casa la mamma gli ha lasciato un biglietto per dire che c’è un panino in frigo, Daryl è triste. I suoi amici, perfetti bulli di periferia con i cappellini girati all’indietro, prima lo prendono in giro in modo abbastanza tranquillo con le loro frasi in slang e le risate sguaiate, poi cercano di coinvolgerlo in piccoli vandalismi e furtarelli, ma Daryl è cambiato..

 

 

Si arriva inevitabilmente al momento della metamorfosi caro agli anni 80: per farla breve all’accusa “YOU AIN’T BAD”, dal bianco e nero si passa al colore, Daryl non ci vede più e assume lo stereotipo (anzi forse LO CREA) del cattivo, espressione di sfida, movenze decise, abbigliamento di pelle nera, e canta la sua risposta spiegando cos’è la vera cattiveria “gonna hurt your mind – don’t shoot to kill .. we can change the world tomorrow, this could be a better place” alla guida di un seguito ai suoi ordini che ripete i suoi passi e le sue frasi, nel famoso balletto sotto la metropolitana.

 

Se di solito i cattivi diventano buoni, MJ invece si trasforma da buono in cattivo, immedesimandosi perfettamente nelle due parti, un leit motiv della sua vita reale. Ma quando fa il cattivo, in realtà è sempre buono, è solo apparenza, l’importante è sembrare cattivo ! e quando fa il buono? Who’s bad?

 

Speriamo che le decine di milioni di visite effettuate in questi giorni portino qualcuno a rispolverare la pratica di realizzare videoclip narrativi, senza Landis o Scorsese, ma con un po’di fantasia..

 

PM

Redazione videoart

 

 

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Michael Jackson e il videoclip – l’importanza di essere cattiviultima modifica: 2009-06-26T16:41:00+00:00da eguidevideoart
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