Tubo catodico: il problema non è nella forma

Allora. Inutile enumerare le fantasmagoriche contraddizioni che viviamo ogni giorno in prima persona, ad esempio inveire al pedone quando si è in macchina e inveire alla macchina quando si è a piedi, oppure mettere l’aria condizionata a 16 gradi d’estate e il riscaldamento a 25 d’inverno, del resto in Italia c’è il sole e la pizza, e ci consoleremo così. Ci hanno detto che la tecnologia è una cosa figa, quindi più tecnologia c’è meglio è: principio semplice e facilmente riconoscibile. Perché girare le arance con la vecchia e cara mano se c’è una macchina elettrica che le sventra per te? Perché usare la scopa se c’è un rumorosissimo aspirapolvere (sì è maschile) di 15 chili che possiamo infilare sotto al letto e sbattere nervosamente agli angoli della stanza, cercando di farlo arrivare dove, essendo rigido, non può? Facciamo un esempio: se fossi stressata e, immaginiamo, passassi la vita davanti al computer e quando sono fuori dal lavoro mi suonasse il cellulare e mi mandassero seicento messaggi, di cosa avrei bisogno? Di un nuovo cellulare con internet? Sbagliato. Di un nuovo computer più veloce? None. Avrei bisogno ecco, di una donna delle pulizie. Di una vacanza. Di silenzio.

 

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Facciamo un altro esempio. Io non ho il cavo dell’antenna della Tv da 12 anni. Ma voglio immedesimarmi in una persona che giustamente vuole sfruttare i soldi del canone e allora dice: la guardo. Tipo i miei, che il telegiornale lo guardano, anche a costo di essere consapevolmente presi in giro, giusto per vedere le figure e poter dire “sfrutto il televisore”. I film di un’ora e mezza arrivano a durare tre ore a causa della pubblicità e degli inserti (TG e meteo) che inseriscono per poter mettere la pubblicità prima e dopo (che se no è proibito). Ma mia mamma manco morta affitta un DVD, perché pagare un ulteriore prezzo per guardare la TV le sembra inconcepibile. Stesso discorso per Sky, ovviamente.

 

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Adesso c’è il digitale terrestre. Inutile andare a vedere di chi sono amici quelli che producono i decoder – che pago anche io perché sono finanziati – sforiamo in altri campi. In alcune regioni italiane lo switch over c’è stato qualche mese fa e qualche settimana fa c’è stato in Lazio. Io ero da Trony a comprare il primo ferro da stiro della mia vita, per far stirare la donna delle pulizie di cui si parlava sopra. Era un sabato di sole, e c’era un sacco di gente, e io mi dicevo “ma questa gente il sabato mattina non ha niente di meglio da fare che accalcarsi da Trony?” quando mi accorgo che, in fila alla cassa, tutti hanno in mano le stesse scatole: chi due, chi tre, chi quattro, verdi o viola. Leggo sopra “decoder” e allora capisco che dovevamo essere agli sgoccioli dello switch over e che la gente presa dal panico si precipitava a comprare lo strumento che gli avrebbe permesso di continuare a vedere Rete4 e Rai Due, le prime reti soggette alla migrazione, senza una temutissima soluzione di continuità.

 

Già sconvolta per la solerzia nell’acquisto, come se in tempo di guerra fosse rimasto l’ultimo magazzino di latte in polvere, mi sono resa conto oggi con stupore ancora maggiore che un televisore vecchio non può essere attaccato al decoder, per cui va sostituito.

 

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Forse è per quello che qualche giorno dopo mi ero imbattuta in un televisore nella spazzatura. Sconvolta dalla vista dell’apparecchio mezzo sporgente dal cassonetto, che immaginavo lanciato dalla finestra come fanno i napoletani a capodanno, a simboleggiare l’inizio di una nuova vita, non sapevo cosa fare: non potevo prenderlo e portarlo a riparare, non avevo la macchina fotografica per documentare quest’emblematico scempio e.. non capivo!! Mi avevano detto che il vintage è figo, quindi io avevo capito che più vintage si recupera meglio è!! Le polaroid vanno a ruba, a Porta Portese vendono quelle polverosissime radio di legno a 200 euro, che sono più grandi del televisore, il mangiadischi di quando avevo 3 anni lo vendono a 50 euro, la gente pagherebbe oro per girare in super 8 e TU butti il televisore così nel cassonetto, incurante del piombo, del cadmio e del mercurio che contiene e del fatto che sia un oggetto fuori produzione, per salpare verso il mare patinato dello schermo piatto?

  

 

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A Marrakesh ero stata colpita da questo muro, in piena Medina: un esempio di riciclaggio estremo, come succede solo nei paesi poveri. Si dice che il sistema del digitale terrestre provochi un minore inquinamento elettromagnetico: ma se facessimo un raffronto con l’inquinamento provocato dallo smaltimento, anzi dal mancato smaltimento corretto dei tubi catodici? E se ci liberassimo invece dell’antenna e del suo inquinamento elettromagnetico senza acquistare il decoder, rimanendo così senza tv generalista, sarebbe davvero una perdita?

 

Io sono una grande appassionata di cinema, ho visto centinaia e centinaia di film e documentari, e ho sempre preferito lo schermo “tondo” al piatto: questione di gusti, ma è possibile che sia l’unica? O forse il fatto è che prima di passare all’implementazione tecnologica successiva, non ci si pone una domanda molto semplice: “mi piace di più?”

 

Dovrei parlare di videoarte. Al Palazzo delle Esposizioni c’è in questi giorni un’installazione costituita da un vecchio televisore marrone su una cassa di legno, con un lettore DVD appoggiato sopra, che trasmette la finale Italia Germania dell’82. Non l’ho capita.

 

 

PM

Redazione Videoart

 

 

 

 

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Tubo catodico: il problema non è nella formaultima modifica: 2009-07-07T10:36:00+00:00da eguidevideoart
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