Casilino 900 – Savorengo Ker
04/06/2009
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E' in corso fino al 15 giugno la mostra Campus Rom (vedi una selezione di foto) all’interno del Festival FotoGrafia, presso l’Ex Mattatoio di Testaccio. La Facoltà di Architettura di Roma Tre, tra i promotori del progetto, ha messo a disposizione la sua splendida sede: lo studio alla base del progetto indaga infatti sul modo in cui l’architettura possa fare tesoro di esperimenti di partecipazione creativa nella gestione delle problematiche territoriali e urbanistiche.
Il promotore è l’Osservatorio Nomade Stalker, un soggetto che ultimamente fa parlare di sé. Attorno ad esso si è creata una vera e propria mobilitazione di diversi collettivi e realtà composte da studenti, artisti e abitanti dei quartieri coinvolti nella “coabitazione”, con l’intenzione di trovare una soluzione alle emergenze abitative. Che come tutte le soluzioni definitive deve cercare il suo fondamento nella volontà e nella collaborazione di coloro che l’emergenza la vivono in prima persona, di volta in volta nomadi, profughi, clandestini, comunque senzatetto, persone di diverse origini ed esperienze accomunate dalla necessità abitativa.
Gli Stalker, con il progetto Savorengo Ker, hanno voluto mettere in scena la costruzione di un'alternativa al container, unica soluzione prevista finora dalle amministrazioni pubbliche, dimostrando che allo stesso costo di un container di 32 mq è possibile costruire una casa di 70 mq su due piani, con soggiorno, cucina, servizi, tre camere e veranda. Senza contare che l’esperienza del lavoro in comune costituisce un veicolo per intessere legami forti sia all’interno del campo sia con l’esterno, in particolare con tutti coloro che hanno collaborato al progetto.
Il campo prescelto è stato il Casilino 900 : “la più grande baraccopoli autorizzata”, come la definì l’Espresso nell’articolo in cui parlava della visita del sindaco Alemanno, il quale invece la definì “peggio dei campi profughi palestinesi”. Comunque più fortunati di altri 85 campi a Roma, che non sono nemmeno autorizzati e che il piano di riqualificazione sgombererà e trasformerà in giardini.
Con una sola fontanella, qualche gruppo elettrogeno, bagni chimici e strade di terra i Rom del Casilino 900 passano le loro giornate e guadagnano qualche soldo rivendendo ciò che trovano nei cassonetti. “Stiamo bene, non ci manca niente” afferma una ragazza in un’intervista. In compenso cassonetti loro non ne hanno e intorno alle abitazioni c’è una discarica a cielo aperto. Le baracche, a dire il vero molto pittoresche, sono costruite dei materiali più disparati e potrebbero essere portate ad esempio per uno studio sul riciclaggio. Non a caso è uscita la proposta di far gestire ai bambini del campo piani di raccolta differenziata.
Ormai è l’Osservatorio Stalker ad affiancare il Casilino 900 nel dialogo con il Comune di Roma. Si è guadagnato credibilità grazie al rispetto dimostrato verso la comunità nella realizzazione del progetto Savorengo Ker che ha portato, a livello architettonico, alla costruzione di una casa, e a livello artistico e documentativo alla mostra fotografica “Campus Rom”, di Simona Caleo, Giorgio de Finis, Max Intrisano e Massimo Percossi, e a a due documentari, Rom to Roma, diario nomade di Giorgio de Finis e Savorengo Ker, la casa di tutti di Fabrizio Boni.
Lo scorso gennaio l’accordo con il Comune ha promesso acqua e luce e bonifica della spazzatura entro l’estate, ma questa mattina ci sono passata davanti e non sembra nulla sia stato fatto. Sul muro del piazzale di asfalto deserto accanto al campo brulicante di attività di ogni tipo campeggia un’onirica scritta: “Figli di uno stesso padre”. Ho scoperto che è il motto dell’evento organizzato lo scorso 5 aprile da un gruppo di giovani Rom del campo, che stanno impiegando tutte le loro forze per ribaltare i pregiudizi contro la loro etnia e riqualificare la propria immagine. Hanno preso contatti con i “colleghi” di altre città e tengono un curatissimo blog “Rete Rom – Pensiero Nomade” che vi consiglio di visitare, dove vengono raccontati gli avvenimenti legati alla vita dei Rom in tutta Italia e riportati gli interventi della stampa. Savorengo Ker è il soggetto più discusso.
La fine della storia penso la conosciate: in una piovosa notte di dicembre, la casa è andata a fuoco..
Se non siete stati all'inaugurazione lo scorso 5 giugno vi siete persi il catering di Romano Hapé.. Vi lascio con una fiaba che ho trovato sul loro blog, in pieno stile Kusturica. Come l’incendio della casa.
Al tempo della creazione Dio pensò che gli sarebbe piaciuto creare degli esseri umani a sua immagine. Così prese un bel po’ di farina e di acqua e li impastò insieme fino a formare dei piccoli uomini. Li mise a cuocere nel forno celeste ma, sfortunatamente, fu distratto da qualcos’altro e se ne dimenticò. Quando li tirò fuori dal forno erano tutti bruciati, ed è così che furono creati i neri.
Allora impastò dell’altra farina con dell’altra acqua, modellò l’impasto e di nuovo mise tutti gli uomini in forno. Ma questa volta era un po’ preoccupato che non gli bruciassero di nuovo, così finì per tirarli fuori in anticipo e questi diventarono i bianchi.
Quando riprovò per la terza volta, tanto per essere sicuri di non sbagliare i tempi di cottura, creò prima il tempo e l’orologio. E infatti, quando tolse gli uomini dal forno, erano cotti proprio al punto giusto, appena appena brunetti. E questi erano gli zingari.
PM
Redazione videoart
Foto di Max Intrisano, Simona Caleo, Michele Carpani
14:45 Scritto da: eguidevideoart in tutti post eguide videoart | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: romaeuropa, webfactory, stalker, rom, savorengo ker, max intrisano, michele carpani, simona caleo | OKNOtizie |
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